Tra gole profonde, faggete e silenzi d’alta quota, l’eremo di San Leonardo al Volubrio è uno dei luoghi più suggestivi dei Monti Sibillini. In questa guida racconto la sua storia, spiego come raggiungerlo attraverso le Gole dell’Infernaccio e chiarisco cosa sapere su difficoltà, accessibilità e condizioni della visita.
Un santuario tra storia, natura e cammino
- Dove si trova: nel territorio di Montefortino, in località Rubbiano, a circa 1.128 metri di altitudine.
- Come si raggiunge: a piedi, attraversando le Gole dell’Infernaccio e una faggeta di montagna.
- Quanto dura: per il percorso essenziale servono circa 3-4 ore tra andata e ritorno, in base al punto di partenza e alle soste.
- Cosa lo rende speciale: la ricostruzione novecentesca di padre Pietro Lavini e il rapporto diretto con il paesaggio dei Sibillini.
- Da verificare prima di partire: apertura dell’eremo, ordinanze sul sentiero e condizioni della strada per Rubbiano.

Dove si trova e cosa si incontra lungo il percorso
L’eremo si trova nel comune di Montefortino, in provincia di Fermo, presso la frazione di Rubbiano. Sorge su un pianoro tra il Monte Sibilla e il Monte Priora, affacciato sull’alta valle del Tenna e sulle pareti rocciose dell’Infernaccio.
La posizione spiega gran parte del suo fascino. Non è un grande complesso monumentale facilmente raggiungibile in automobile, ma una piccola architettura immersa in un ambiente severo, fatto di boschi di faggio, acqua, roccia e pascoli. A mio avviso, il valore della visita nasce proprio dall’unione tra edificio e paesaggio: arrivare fin lassù fa parte dell’esperienza.
Il nome può creare confusione, perché esistono altri eremi dedicati a San Leonardo in Italia. Qui si parla del complesso di San Leonardo al Volubrio, legato alle Gole dell’Infernaccio e al versante marchigiano dei Sibillini.
Una storia medievale rinata grazie a padre Pietro Lavini
Prima di diventare un luogo di preghiera, l’area ebbe probabilmente una funzione strategica. Le fonti ricordano un insediamento fortificato noto come Castrum de Volubrio, collocato lungo una via di attraversamento tra la valle del Nera e quella del Tenna.
Tra l’XI e il XII secolo il sito assunse una vocazione eremitica e monastica. La tradizione lo collega all’ambiente benedettino e camaldolese, mentre per secoli l’eremo fu un punto di riferimento per pellegrini, viandanti e abitanti delle vallate. La sua posizione isolata non era soltanto un limite: garantiva raccoglimento, ma permetteva anche di controllare un antico passaggio appenninico.
Il complesso fu abbandonato gradualmente, soprattutto per il clima rigido e le difficoltà di approvvigionamento. Nel Novecento rimanevano soprattutto ruderi, finché il cappuccino padre Pietro Lavini iniziò un lungo lavoro di recupero. Per oltre vent’anni ricostruì chiesa, abitazione e spazi circostanti, guadagnandosi il soprannome di “muratore di Dio”.
La costruzione che si vede oggi è quindi una rinascita moderna sui resti di un luogo antico, non un edificio medievale conservato integralmente. Questa distinzione è importante per non aspettarsi un’abbazia monumentale: qui colpiscono soprattutto la storia della ricostruzione, la semplicità dell’architettura e il contesto naturale.
Come arrivare alle Gole dell’Infernaccio e all’eremo
Il punto di riferimento è la frazione di Rubbiano. Da Montefortino si seguono le indicazioni per le Gole dell’Infernaccio; dopo il paese, la strada prosegue su un tratto più stretto e in parte sterrato. La strada finale può essere sconnessa e gli spazi di sosta sono limitati, soprattutto nei fine settimana estivi.
Dal parcheggio o dagli slarghi consentiti si continua a piedi. Il tracciato attraversa prima una strada forestale, passa vicino alle Pisciarelle e raggiunge l’imbocco della gola. Dopo il tratto più incassato, il sentiero sale nel bosco fino al pianoro dell’eremo.
| Elemento | Indicazione pratica |
|---|---|
| Partenza | Rubbiano, nel comune di Montefortino |
| Distanza | Circa 3,7-4,2 km a tratta secondo il punto di partenza |
| Durata | Circa 3-4 ore tra andata e ritorno, senza deviazioni lunghe |
| Fondo | Strada forestale, sentiero roccioso e salita nel bosco |
| Difficoltà | Escursionistica, generalmente accessibile a chi cammina con regolarità |
Non definirei il percorso alpinistico, ma nemmeno adatto a passeggini o scarpe da città. In alcuni punti il terreno può diventare scivoloso dopo pioggia o gelo, mentre nella gola l’umidità resta elevata anche nelle giornate calde. Meglio portare scarponcini con suola scolpita, acqua e una giacca leggera.
Cosa vedere durante l’escursione
La prima parte del cammino è dominata dalla gola, dove il torrente Tenna scorre tra pareti strette e ombrose. Il passaggio è suggestivo soprattutto nelle ore mattutine, quando la luce entra con difficoltà e la vegetazione crea un’atmosfera quasi irreale.
Uscendo dall’Infernaccio, il paesaggio cambia rapidamente. La salita attraversa una faggeta fresca e silenziosa, poi si apre verso il pianoro di San Leonardo. Da qui lo sguardo si allarga sulle montagne e sul versante aspro del Monte Sibilla.
Nei pressi dell’eremo è possibile incontrare fonti e piccoli corsi d’acqua, ma non bisogna considerarli sempre disponibili o potabili. Alcuni escursionisti proseguono verso la cosiddetta Cascata nascosta del Rio, una deviazione più impegnativa che richiede attenzione e condizioni favorevoli del terreno.
Io consiglio di non trasformare la visita in una gara. Fermarsi all’eremo, osservare la pietra, il bosco e il profilo delle gole permette di cogliere meglio il carattere del luogo, che vale più per la sua atmosfera che per la quantità di attrazioni da spuntare.
Accesso, sicurezza e periodo migliore per la visita
Dopo il terremoto del 2016, l’edificio ha subito danni e l’accesso agli spazi interni può essere limitato. Anche il sentiero può essere interessato da ordinanze temporanee, frane, caduta massi o lavori di manutenzione. Prima della partenza conviene controllare gli avvisi del Comune di Montefortino e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
La gola non è il posto giusto per improvvisare. Eviterei i periodi di forte pioggia, temporali, neve recente e disgelo, quando il rischio di scivolate e piccoli smottamenti aumenta. In estate è preferibile partire presto, sia per trovare parcheggio sia per camminare nel tratto esposto con temperature più miti.
- Indossa scarpe da trekking e porta almeno 1 litro d’acqua a persona.
- Non affidarti completamente al telefono, perché la copertura può essere discontinua nella gola.
- Tieni i cani al guinzaglio, soprattutto nei passaggi stretti e vicino all’acqua.
- Non oltrepassare transenne o cartelli di divieto, anche se il percorso sembra praticabile.
- Considera più tempo se viaggi con bambini o persone poco abituate ai sentieri di montagna.
Il momento migliore, per me, resta la tarda primavera o l’inizio dell’autunno. In primavera il bosco è più ricco d’acqua, mentre a settembre e ottobre la faggeta offre colori splendidi e temperature spesso ideali. L’estate funziona, ma richiede partenze mattutine e maggiore pazienza nei parcheggi.
Perché inserirlo in un itinerario nelle Marche
La visita può diventare una giornata completa dedicata alla montagna marchigiana. Dopo l’escursione si può rientrare verso Montefortino, visitare il centro storico oppure proseguire verso altri luoghi del Parco, sempre verificando tempi di percorrenza e condizioni delle strade.
Questo itinerario è particolarmente adatto a chi ama un turismo lento, fatto di cammini, piccoli santuari e paesaggi poco costruiti. Non lo sceglierei per una visita rapida o per vedere interni riccamente decorati, ma per vivere il rapporto tra spiritualità, memoria e natura che rende speciali molti eremi dei Sibillini.
La vera ricompensa arriva alla fine del sentiero: non tanto una grande opera architettonica, quanto la sensazione di aver raggiunto un luogo appartato, ricostruito con ostinazione e ancora immerso nel silenzio della montagna.
Il modo migliore per ricordare San Leonardo al Volubrio
Prima di partire, controlla sempre l’accessibilità aggiornata, scegli una giornata stabile e programma almeno mezza giornata senza fretta. Con questo approccio l’escursione alle Gole dell’Infernaccio e al santuario diventa una delle esperienze più autentiche per conoscere il volto spirituale e selvaggio delle Marche.
