Tra pareti calcaree, acqua limpida e faggete ombrose, la gola dell’Infernaccio è una delle escursioni più suggestive dei Monti Sibillini. In questa guida racconto cosa aspettarsi dal percorso, quanto tempo serve, dove lasciare l’auto, quale attrezzatura portare e quali errori evitare per godersi l’esperienza senza sottovalutare l’ambiente montano.
Un’escursione semplice, ma da affrontare con rispetto
- Partenza dalla zona di Valleria, sopra Rubbiano, nel comune di Montefortino.
- Meta principale l’eremo di San Leonardo, raggiungibile in circa 1 ora e 30 minuti.
- Dislivello di poco inferiore ai 300 metri fino all’eremo.
- Difficoltà escursionistica e non tecnica, con tratti umidi, sconnessi e scivolosi.
- Durata indicativa di 3-4 ore per andata e ritorno, soste comprese.
- Periodo migliore dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, evitando piogge intense e condizioni invernali.

Perché la gola dell’Infernaccio merita il viaggio
Il fiume Tenna ha scavato una forra stretta e spettacolare tra le rocce dei Sibillini, creando un paesaggio che cambia passo dopo passo. All’ingresso si cammina accanto all’acqua, poi le pareti si avvicinano e il sentiero entra in un ambiente fresco e ombroso, dove il rumore del torrente diventa quasi l’unico suono.
Il nome può sembrare severo, ma l’esperienza non è “infernale”. A colpirmi di più è il contrasto tra la gola scura e la luce che filtra dalla faggeta più in alto. Le Pisciarelle, così chiamate per i rivoli che scendono dalle rocce, sono uno dei punti più riconoscibili del cammino e rendono evidente quanto l’acqua abbia modellato questo versante.
La passeggiata unisce natura, storia e spiritualità. L’eremo di San Leonardo al Volubrio, appoggiato sul fianco della montagna, aggiunge una meta culturale a un’escursione già interessante dal punto di vista paesaggistico. L’edificio ha subito le conseguenze del sisma e delle intemperie, quindi non bisogna dare per scontata la possibilità di entrare o visitarlo internamente.
Il percorso verso San Leonardo passo dopo passo
Dalla strada alle Pisciarelle
Dal punto di partenza il tracciato iniziale segue una strada sterrata e scende gradualmente verso il corso d’acqua. Questo primo tratto è facile, ma al ritorno diventa una breve salita, dettaglio che spesso si tende a ignorare quando si parte pieni di energie.
Raggiunte le Pisciarelle, il sentiero si avvicina al Tenna e attraversa il passaggio che introduce nella parte più stretta della gola. Qui il terreno può essere bagnato e irregolare. Scarpe da trekking con suola scolpita fanno una differenza concreta, soprattutto dopo temporali o periodi di disgelo.
Dalla forra alla faggeta
La gola alterna passaggi più aperti a tratti incassati tra alte pareti calcaree. Non servono tecniche alpinistiche, ma è necessario camminare con attenzione, senza correre e senza avvicinarsi ai bordi instabili o ai salti d’acqua.
Superata la parte più suggestiva della forra, il percorso comincia a salire nel bosco. La pendenza aumenta, ma resta gestibile con un ritmo regolare. In genere considero un’ora e mezza un tempo realistico per arrivare all’eremo, mentre il ritorno può richiedere circa un’ora, a seconda delle soste e delle condizioni del terreno.
| Elemento | Indicazione pratica |
|---|---|
| Tipo di percorso | Sentiero escursionistico tra strada sterrata, gola e bosco |
| Dislivello fino all’eremo | Poco meno di 300 metri |
| Tempo di salita | Circa 1 ora e 30 minuti |
| Durata complessiva | Circa 3-4 ore con soste |
| Difficoltà | Facile per escursionisti abituati alla montagna, non adatto a chi cerca una passeggiata completamente pianeggiante |
Come arrivare e dove lasciare l’auto
Il riferimento è Rubbiano di Montefortino, in provincia di Fermo. Da qui si seguono le indicazioni per l’Infernaccio lungo una strada di montagna che diventa progressivamente più stretta e sconnessa. L’ultimo tratto richiede prudenza, soprattutto con auto basse o durante la stagione piovosa.
L’area di arrivo viene generalmente indicata come Valleria. Gli spazi per parcheggiare non sono illimitati e, nei fine settimana più frequentati, conviene arrivare presto. Non lascerei l’auto in mezzo alla carreggiata né davanti a sbarre, piazzole di manovra o accessi di servizio. Le modalità di accesso possono cambiare per lavori, sicurezza o ordinanze locali, perciò controllo sempre la segnaletica presente sul posto prima di proseguire.
La strada di avvicinamento non va considerata parte dell’escursione panoramica, ma un semplice trasferimento. Guidare lentamente permette di evitare danni al veicolo e di non creare problemi a chi sale o scende lungo il tratto più stretto.
Quando andare e cosa portare
In estate la gola offre un piacevole riparo dal caldo, ma è anche il periodo con maggiore affluenza. La primavera regala acqua e vegetazione rigogliosa, mentre l’inizio dell’autunno è ideale per camminare nel bosco con temperature più miti e colori intensi.
Dopo piogge abbondanti, temporali o forti nevicate, la situazione può cambiare rapidamente. Il livello del torrente, la presenza di fango e la stabilità di alcuni tratti rendono prudente rimandare l’uscita se il meteo è incerto. Non basta che ci sia il sole alla partenza: in montagna contano anche le precipitazioni cadute nelle ore precedenti.
- Scarponcini da trekking con buona aderenza, non semplici scarpe da ginnastica.
- Acqua e uno spuntino, perché lungo il sentiero non bisogna fare affidamento su servizi aperti.
- Giacca impermeabile, anche nelle giornate estive.
- Bastoncini se si hanno problemi di equilibrio o si affrontano fango e discese scivolose.
- Mappa offline e batteria sufficiente, soprattutto per chi vuole proseguire oltre San Leonardo.
Per una semplice andata e ritorno porto normalmente almeno un litro d’acqua a persona, aumentando la quantità nelle giornate calde. Le fonti incontrate lungo la strada non devono essere considerate automaticamente potabili, a meno che non siano chiaramente indicate e in condizioni sicure.
Le varianti oltre la passeggiata principale
La meta più frequentata è l’eremo, ma la gola rappresenta anche l’accesso a itinerari più lunghi verso le sorgenti del Tenna e altri ambienti dei Sibillini. Qui è importante distinguere una passeggiata nella forra da un’escursione di giornata intera: distanza, dislivello e orientamento cambiano sensibilmente.
L’eremo di San Leonardo
È la scelta migliore per chi visita la zona per la prima volta. Il percorso offre il meglio del paesaggio senza richiedere una preparazione particolarmente avanzata. La salita finale nel bosco è il tratto che impegna di più, ma il premio è un luogo appartato, legato alla storia religiosa e rurale della montagna.
Le sorgenti del Tenna
Proseguire verso Capotenna significa affrontare un itinerario più lungo e impegnativo. Lo consiglierei solo a chi ha già esperienza di sentieri appenninici, una traccia affidabile e una valutazione realistica dei tempi. Tornare indietro dopo aver superato il punto previsto è una decisione saggia, non una rinuncia.
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La cascata nascosta
Il nome è affascinante, ma proprio per questo attira spesso persone impreparate. Alcuni tratti possono essere instabili, scivolosi o poco evidenti. Non seguire tracce improvvisate e non cercare di raggiungere l’acqua passando sotto pareti friabili o in zone interdette.
Gli errori che rovinano l’escursione
Il primo errore è pensare che un itinerario definito “facile” sia adatto a tutti in qualsiasi condizione. Facile significa che non richiede abilità tecniche particolari, non che il fondo sia sempre comodo o che il dislivello sia nullo.
Un altro problema frequente è partire troppo tardi nei giorni affollati. Il parcheggio può riempirsi, il rientro si allunga per le soste e il bosco perde rapidamente luce nel pomeriggio. Io preferisco iniziare al mattino, quando il sentiero è più tranquillo e il margine di sicurezza è maggiore.
- Entrare nella forra con scarpe lisce o non adatte all’acqua.
- Avvicinarsi al torrente dopo forti piogge per fare fotografie.
- Confondere la durata fino all’eremo con quella necessaria per le varianti più lunghe.
- Lasciare rifiuti o raccogliere piante, funghi e altri elementi naturali.
- Portare il cane senza considerare fondo scivoloso, passaggi stretti e affollamento.
Con bambini o persone poco allenate, la parte fino all’ingresso della gola può essere gestibile, ma la valutazione va fatta sul momento. Se il terreno è bagnato, preferisco fermarmi prima dei passaggi più scomodi invece di trasformare una gita piacevole in una situazione difficile.
Una giornata completa tra natura e borghi dei Sibillini
La camminata può occupare mezza giornata, lasciando tempo per visitare Montefortino e fermarsi in una trattoria della zona. È un abbinamento che consiglio: dopo una passeggiata nel bosco, i prodotti dell’entroterra marchigiano, dai salumi ai formaggi fino ai piatti con legumi e tartufo quando è stagione, completano bene l’esperienza.
Non sceglierei però l’Infernaccio solo per “scattare la foto” all’ingresso della gola. Il suo valore sta nella progressione del paesaggio, nel fresco della forra, nel silenzio della faggeta e nel modo in cui il sentiero costringe a rallentare. Con il meteo giusto e l’attrezzatura adeguata, è una delle escursioni più gratificanti e accessibili del versante fermano dei Sibillini.
Il modo migliore per vivere l’Infernaccio senza fretta
Per una prima visita sceglierei l’andata e ritorno fino a San Leonardo, partendo presto e mettendo in conto almeno quattro ore complessive tra cammino, fotografie e pause. Prima di partire controllerei sempre accessibilità della strada, condizioni meteorologiche e segnaletica locale.
La gola dà il meglio a chi la affronta con curiosità ma anche con rispetto. Non serve correre né cercare per forza la variante più lunga: fermarsi ad ascoltare il Tenna, osservare la roccia e camminare in sicurezza è già il modo più autentico per conoscere questo angolo dei Sibillini.
